LA NOSTRA STORIA

Teatro Nuovo, nome di un certo impegno per un teatro nato nel 1938, ma senz'altro aderente alla realtà di un teatro che, nella sua storia, ha sempre cercato di cogliere la novità di maggior rilievo nel panorama degli spettacoli nazionali ed internazionali.

Nato nel 1938, come dicevamo, su progetto dell'architetto Lancia rappresenta una delle strutture più riuscite dell'opera di questo grande architetto dell'epoca prebellica.

A gestirlo viene chiamato un personaggio di grande rilievo: Remigio Paone. Amico personale di Luigi Pirandello, grande conoscitore di teatro, animatore con altri (fra cui Galeazzo Ciano, suo amico personale ma non di fede politica) di feroci polemiche per l'innovazione del teatro negli anni Venti, Remigio Paone lancia il Teatro Nuovo con una programmazione di altissimo livello.

È sua l'idea di chiamarlo "Teatro Nuovo". lì federale di Milano avrebbe voluto un nome ben più retorico, aveva proposto infatti "Teatro Amba Aradàm" a ricordo delle "imprese" abissine oppure "Teatro D'Annunzio" per ovvi motivi. Per l'antifascista Paone quei nomi non andavano ma occorreva trovarne uno che non desse fastidio, un nome fatto di niente, per aggirare senza darlo a vedere la posizione del federale.

Di qui Teatro Nuovo perché, accidenti, nuovo lo era, odorava ancora di intonaco fresco!

Iniziano le programmazioni e compaiono a Milano i fratelli Titina, Eduardo e Peppino De Filippo che debuttano al Teatro Nuovo il 22 dicembre 1938 con "Ditegli sempre di si" di Eduardo. Il 24,25 e 26 dicembre recitano, ovviamente, "Natale in casa Cupiello" sempre di Eduardo. Le compagnie, a quei tempi, usavano avere numerosi spettacoli in repertorio cosicché, se uno non piaceva o diminuiva il pubblico, potevano immediatamente rimpiazzarlo con un altro fresco fresco la sera dopo. E così i De Filippo, in 40 giorni rappresentano ben 23 testi diversi per un totale di 48 recite. I prezzi dei biglietti sono: 25lire i primi posti, 20 lire i secondi, l5 lire i terzi e 6 lire i posti in piedi. Più di 27.000 spettatori seguono le recite: decisamente un buon inizio!

Si alternavano poi le compagnie più note: dal grande Ruggero Gramatica (i due grandi, coppia fissa sul palcoscenico, si odiavano e nemmeno tanto cordialmente, tant'è che non si rivolgevano mai la parola fuori scena). Anche durante le prove, quando Ruggeri doveva chiedere qualcosa alla Gramatica si rivolgeva al suggeritore: "Per favore, dica alla signora Gramatica di recitare più lentamente le sue battute il suggeritore ripeteva la richiesta alla signora, abbracciata, in una scena struggente, al grande rivale alla Compagnia De Sica-Melnati, daGilberto Govi a Giannini da Besozzi, alla Adani e poi Ermete Zacconi,Raffaele Viviani, Renzo Ricci, Enrico Viariso, Elsa Merlini, Sergio Tofano e ... tanti altri.

Infuria la guerra e l'antifascismo di Paone ormai non può più essere tollerato. Nemmeno Ciano l'amico personale può più proteggerlo. Il regime non gli perdona certo di aver fatto rappresentare spettacoli come "L'opera da 3 soldi" di Brecht, la rivista "Zizì e compagni" di un tal Szilagyi, che altri non era se non l'ebreo Abraham o lo scandaloso, per l'epoca, "Piccola Città" Thornton Wilder (alla fine di quest'ultimo spettacolo Paone fu addirittura arrestato e poi rilasciato). E così l'animatore del Teatro Nuovo è costretto a scappare a Roma dove rimarrà clandestino fino al 1945. Il teatro resta chiuso per tre mesi fino al 15 ottobre 1943. Ma resterà comunque un centro di rapporti culturali e politici.

Anche recentemente è tornata alla luce una lettera che in quei tempi era stata consegnata dal C.L.N. Alta Italia al direttore del Teatro Nuovo perché fosse recapitata al futuro presidente della repubblica Sandro Pertini. Con la liberazione Remigio Paone torna a Milano e riprende le redini del Teatro Nuovo.

Ricominciano così i grandi successi. Le compagnie che calcano il palcoscenico del Teatro Nuovo (dimenticavamo: Paone aveva voluto che il palcoscenico fosse costruito con la parte centrale girevole, una innovazione notevole per quei tempi) sono sempre le più quotate: Rina Morelli ePaolo Stoppa, Totò ospite fisso di ogni stagione, Wanda Osiris e Carlo Dapporto, Ernesto Calindri, Anna Magnani, Paola Borboni...

Contemporaneamente iniziano le grandi ospitalità, arrivano compagnie da tutto il mondo e restano memorabili le recite della Comèdie Francaise e della compagnia dell'Old Vic. Nascono nuovi personaggi nel teatro italiano e il Teatro Nuovo puntualmente li presenta: Tognazzi, Rascel, Sordi, Chiari, Gassman, Billi e Riva. La Spettacoli Errepi società di produzioni teatrali di Remigio Paone, produce alcuni dei più grossi spettacoli dell'epoca. Su invito personale di Laurence Olivier, Paone porta a Londra "Enrico IV" e "Tutto per bene" di Pirandello con la compagnia di Ruggero Ruggeri. Fu un grande trionfo ma anche l'ultimo spettacolo dell'ormai ottantaduenne grandissimo attore.

Nel foyer del Teatro Nuovo, Paone fece porre una lapide, tuttora esistente che ricorda quello che forse è stato il più grande uomo di teatro di questo secolo.

Al Teatro Nuovo ormai la rivista impera. Grandiosi i successi di Totò con "A prescindere" e di Rascel con "Attanasio cavallo Vanesio", anche altre produzioni della Errepi mandano in visibilio il pubblico milanese: "Carosello Napoletano" diretto da Giannini e il memorabile "Cyrano di Bergerac" di Gino Cervi.

Spesso sul palco del Teatro Nuovo la rivista ed il teatro lasciano posto a grandi star internazionali: Louis Amstrong, Maurice Chevalier, Josephine Baker, Harry Belafonte, Yves Montand. Ma col finire degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta cominciano tempi brutti per il teatro. Cambia il costume ed il pubblico ha nuove esigenze: è la crisi.

Nel 1977 muore Remigio Paone, lasciando dietro sé un grande vuoto. Ma il teatro non può morire. Franco Ghizzo, un imprenditore milanese con una grande passione per il palcoscenico subentra alla gestione Paone. Si tratta di riportare il pubblico a teatro, vincere la battaglia con il disinteresse e riconquistare i favori dei nuovi adepti a questa vecchia e gloriosa arte.

Il Teatro Nuovo, a poco a poco, riconquista l'interesse del pubblico milanese.

La galleria del Toro di Piazza San Babila, su cui si aprono gli ingressi del teatro, comincia a ravvivarsi verso sera con gli spettatori impazienti di trovar posto nella ormai storica sala. Ricompaiono i nomi, le grandi riviste, il grande teatro, le grandi star internazionali: Liza Minnelli, Julio lglesias, Jerry Lewis; Jonny Dorelli con l'esilarante "Taxi a due piazze" di Garinei e Giovannini e poi ancora Carla Fracci, Carmelo Bene,Mariangela Melato, "Il grande Barnum" con Massimo Ranieri, il Trio Marchesini, Lopez, Solenghi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni. Dopo mezzo secolo il Nuovo è ancora, a pieno titolo, il Teatro Nuovo di Milano, anche negli arredi che, rispettando la concezione architettonica originale, sono stati rifatti di recente con gusto e ricercatezza.

Ed è proprio Ghizzo che per primo propone i grandi musical un dal mitico Grease con Lorella Cuccarini eGianpiero Ingrassia, Sette spose per sette fratelli con Manuel Frattini e Raffaele Paganini, Un americano a Parigi con Christian De Sica, e poi ancora Hollywood con Massimo Ranieri, The Full Monthy, Jesus Christ Superstar, La piccola bottega degli orrori, Dance.

Accanto ai grandi musical Ghizzo non dimentica la prosa con i grandi attori come Glauco Mauri, Tato Russo,Sebastiano Lo Monaco, Vincenzo Salemme, Rossella Falk, Nancy Brilli, Luigi De Filippo, Franco Castellano,

E ancora una volta il suo grande fiuto lo spinge a presentare la compagnia legnanese, unica erede del grande Felice Musazzi che grazie ai suoi attori Antonio Provasio, Enrico Dalceri e Luigi Campisi, riporta alla luce la tradizione dialettale.

Alla scomparsa del compianto Franco nel marzo 2004 la direzione artistica del Teatro Nuovo di Milano passa alla moglie Gemma e alla figlia Monica, decise a portare avanti l'ottimo lavoro iniziato dal loro caro.

Nel 2013 la gestione è passata a Lorenzo Vitali, produttore e amico della famiglia Ghizzo.

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